Sunday, February 5, 2012





Di cosa avrei voglia al momento: indossare una camicia e un jeans semplici semplici, raccogliere i capelli in un bun; tornare a Copenhagen e passeggiare lungo il Nyhavn; farmi una vacanza-camping su un'isola e riavvicinarmi alla natura (immagini via ringo, have a banana).
Cosa affronterò nel giro di poche ore: freddo siberiano+neve e ghiaccio a Venezia. E non posso lamentarmi, perchè chi oserebbe? Neve+Venezia è un binomio troppo affascinante.
In ogni caso, dopo un weekend a casina, con amici/famiglia/tanto cibo/dormite fino a tardi e così via, torno alla realtà e mi getto nella routine, che ha smesso di darmi tanto fastidio: università, casa con spifferi, uscite, compagni, coinquiline, esperimenti culinari, passeggiate, nuove conoscenze, libri, docce superveloci e lavori domestici impellenti. Ci sentiamo fra un po', nel frattempo cerco di godermi Venezia innevata, se ci riesco tra gli strati di lana &co!



Sunday, December 25, 2011

direi che, passato Natale, è ora di chiudere con le agitazioni di tipo consumistico. stare tranquilli, non volere sempre cose... Accontentarsi di quello che si ha, apprezzarlo, reinventarlo. perchè poi una cosa tira l'altra... e a vent'anni e poco più ti ritrovi a volere il guardaroba di una newyorkese in carriera, completo di Louboutins e 2.55. ed è bello ricevere cose belle, ma insomma a volte vale anche il "feed your mind", e poi il volere comprare gettare non ti porta da nessuna parte. ci vuole la mez-za mi-su-ra! equilibrio. ciò che mi è sempre mancato in generale, ma che spero di acquistare. non è che voglio una vita standard, però non è sano fare l'uomo del sottosuolo. e mai una volta che mi sento di avere diciannove anni, comunque. sempre una ragazzina non all'altezza...
P.S. grazie

Sunday, December 11, 2011

christmas wishlist

christmas wishlist

Ta-dan! Una più che utopica wishlist natalizia. Mi devo essere fissata con il bordeaux, lo so... Del resto mi è sempre piaciuto (burgundy o non burgundy), l'ho sempre preferito al rosso esibizionista, soprattutto quando si tratta di capi veri e propri e non solo d'accessori; possiedo un paio di guanti in lana senza dita rossi e adoro indossarli abbinati a una sciarpa in tartan verde e rossa, un ensemble molto natalizio, ma anche renderli meno casual rendendoli parte di una tenuta "serale" e sostituendo la sciarpa tanto amata quanto calda con un maxifoulard nero in seta e velluto. La Proenza in quel colore è semplicemente splendida, così come le scarpe di Fendi che restano le mie preferite di quest'inverno: quante volte le ho rimirate nella vetrina così creativa e così inaccessibile di Fendi, a Venezia... Se le avessi le indosserei immediatamente ispirandomi alle proposte della maison: collant spesse a costine di un colore inusuale e la mia gonna di Carven che giace da mesi nell'armadio, inutilizzata. Il maglione di J. Crew è un classico invernale, caldo e confortevole, da indossare per una cioccolata, con un caldo montgomery e dei pantaloni di velluto a coste. Le scarpe di Carven sono una vera favola: le anelo dalla loro prima comparsa nelle collezioni del marchio, da quando insomma è stato riportato in auge; non le avevo mai viste in questo colore e me ne sono subito innamorata (mi succede sempre con qualsiasi cosa verdone e in camoscio, vedi Balenciaga). Per la sezione beauty J'adore di Dior (non mi entusiasma il packaging ma mi piace il profumo) e smalto NARS, mentre per quanto riguarda il bling bling stranamente ho scelto Tiffany: mi piacciono pochissimi gioielli loro, specialmente di queste linee un po' "commerciali", ma non resisto al simbolo dell'infinito. Diventerebbe subito la mia collana-feticcio...Beanie e guanti sono degli evergreen d'inverno, non ce bisogno che ve lo dica. Mettendo un attimo da parte il coté modaiolo, sulla mia utopica wishlist ci sono anche una marea di libri (narrativa, fotografia, moda- oh no, ci risiamo! Ma a Carine come si resiste...), delle cose "utili" (dizionario di russo in primis), candele profumate, tè, un abbonamento a teatro, un taglio di capelli, calze calzette e calzini, una lampada retrò, poster di film anni sessanta da appendere in camera... E poi una cosina da niente: un anellino di Gaia Repossi. Fattibile, vero? Al di là di tutto questo sproloquio consumistico, quello che vorrei davvero è un bel Natale. L'albero c'è, ci sono le canzoni di Frank Sinatra, le ghirlande natalizie, la famiglia e il pranzo (al ristorante) di Natale; però manca la voglia di festeggiare insieme. Non ripongo troppe speranze, ma è questo il mio desiderio più grande. Alla prossima per i buoni propositi!

Sunday, October 30, 2011



www.capturethecastle1.blogspot.com created these lovely ouftits. I would totally wear them!

Finally, after weeks of no internet access, I'm back to blogging! About my "new" life, which doesn't mean that my existence has been turned upside down and that I'm a totally different person, but that there have been some significant changes in my life: first of all, the background of all my days and nights! Venice has been a great city to live in: it's so beautiful and decadent that, even when you're having a bad day, it never fails to cheer you up; moreover, I'm really digging the atmosphere in the new house, living with my flatmates, watching tv together, cooking, etc.. I'm loving my lessons, too, and I'm satisfied with my choices- sometimes I wonder what it would have been like if I had chosen something like art, cinema or fashion- fields I've always felt attracted to- but learning new languages is a wonderful and stimulating thing, particularly when you study them as a beginner, and it doesn't exclude culture, arts, or cinema. On the opposite, my professors are very keen on that aspect: they often show or recommend us films, artists etc. I recently found out that my Czech professor listens to Pearl Jam and Rage against the machine! Haha, isn't that cool? Also, I love my family but living on my own is great: it's way less stressful because you get to do things when you want, without having to respect other people's schedules. The only thing I'm missing is a part time job... I really, really would like to earn some money. At the age of 19, it seems... appropriate. Having said that, I'm really missing my friends (my family too, but since my sister is in NY and my mom has come visiting me here..), I can't wait to see them again and catch up!
Expect other posts soon, I really missed my blog and I think I'm not going to neglect it anymore.
Cami

Wednesday, September 14, 2011

"I love beauty. It's not my fault."






Oggi sono a secco di energia: ho indugiato a letto fino all'una, avvolta nel mio piumone soffice e difficile da abbandonare; mi sono fatta un uovo, ne ho mangiato metà e mi sono adagiata sul divano per finire di vedere "The September Issue". Siccome mi mancava una ventina di minuti, presto mi sono trovata punto a capo, senza nulla da fare: potevo recuperare Il giardino dei Finzi-Contini, ma chissà dov'era... Poi, però, ho pensato che valeva la pena di restare nello stesso ambito e acculturarmi un po' sui fashion-related documentari che mi sono persa; e da dove iniziare se non dal maestro, il più grande couturier italiano, il genio Valentino Garavani? "The Last Emperor" è un documentario splendido: prima di tutto perchè lo sguardo del regista si inoltra ovunque e il suo orecchio origlia conversazioni anche sgradevoli, discussioni, frecciatine; poi, e soprattutto, per la bellezza di cui è imbevuto. Credo che la bellezza sia veramente la base di tutto ciò che Valentino ha creato, della sua persona e di tutto ciò di cui s'è circondato: del resto, lasciava tutto ciò che c'era di problematico a Giammetti (anche se certo non gli lasciava carta bianca) e si ritirava nel suo mondo fatato, dove tutto era bello e raffinato e non c'era spazio per le questioni organizzative o quelle finanziarie. Un personaggio pieno di sè e decisamente esigente, ma che ha fatto tanto, tantissimo per il mondo della moda. Apprezzo di lui il fatto che non si sia mai discostato dalla sua visione, che non abbia scelto di commercializzarsi e abbandonare l'alta moda ma sia rimasto sui suoi passi, continuando a sfornare una creazione di haute couture più bella dell'altra, dei veri capolavori di eleganza che, però, certo non andavano di pari passo con le esigenze del mercato - vestiti da principessa, che giusto Uma Thurman e Anne Hathaway possono indossare sul tappeto rosso. Il film è strepitoso, e vale la pena d'esser visto solo per l'indescrivibile spettacolo finale, organizzato al Tempio di Venere in occasione del suo (loro) quarantacinquesimo anno di attività (vedi foto).

Di seguito un'intervista con Matt Tyranuer, regista del film:

how did the idea for this film came about?

I have been looking for a willing subject for a film for years. When I met Valentino, having been sent to interview him for a Vanity Fair feature, I saw a character who was a strong candidate for the big screen. He’s an icon, and a creative genius, and a larger-than-life figure who lives a kind of bubble life—he exists in a special world, where perfect living is the name of the game and he does it very well indeed. When in Rome, I also was surprised to find TWO people: Valentino and his partner in business (at, at one time, in life) Giancarlo Giammetti. They have a relationship unlike any I have ever seen before. It’s unique. People frequently say, Valentino and Giancarlo, it’s like a marriage. Well, I’d say it’s MORE than a marriage. It’s a supernatural bond that has lasted for 50 years. They are part of the same person, really. So close, and so inter-dependent, I wanted to try to capture that friendship on film. That is what the movie is really about: Fashion is the backdrop. It’s a kind of relationship movie, a love story, if you will.

elaborate a bit on your approach to making the film.

Anyone who makes a direct cinema move is indebted to the Maysles brothers. I admire their movies very much, and, especially “Grey Gardens.” I have a wonderful, brilliant friend and editor at Vanity Fair, Wayne Lawson, who has for years helped me make stories clear and clean, and who believes in letting the story tell itself. Letting people talk is a great way to get a story across, and then taking away the excess to pare it down. Wayne once mentioned that he thought that “Grey Gardens” was the model for this kind of story telling, and I agree with him. The Maysles let Big and Little Edie tell their story in the most elegant way. Graydon Carter, another amazing mentor, used to tell me “just let them talk” before going to report a story. Great advice.

what were some of the biggest challenges you faced in developing the project?

The stars of this movie are major figures and Valentino commands star treatment, and deserves it. He’s an icon. As can be seen in the movie things did not always go smoothly on the set, and I included some of the cyclone-force tantrums on screen. It makes Valentino more human. He is a hand full, and there was no reason to hide this, because it’s part of the process and it’s part of who he is. He is a very nice man, and a genius at his art. But he is also a perfectionist and he has the disposition of a – as he would say – the toro, the bull, his star sign. So, you get these heated moments. He and Giancarlo also fight, like all great partners. We have some prime examples of that as well on film. So, they were a challenge to work with and it took a lot of time and work to get to where we wanted to go.

how was the film financed? Private equity. We were very lucky to have great financiers.

Matt Tyrnauer is a New York-based writer and filmmaker. He has worked for Spy magazine and The New York Observer, and is currently Special Correspondent of Vanity Fair. His book Una Grande Storia Italiana: Valentino Garavani was published by Taschen in 2007. Valentino: The Last Emperor (08) is his first feature documentary.

Sunday, September 11, 2011

Changes.

Pochi, veramente pochi giorni prima del grande trasferimento. Sono su di giri, ovvio, ma anche un po' preoccupata, piena di dubbi ed incertezze a proposito di qualcosa che ho sognato per anni e che si sta concretizzando. Non fraintendetemi, sono way excited: finalmente nuovi stimoli! Chissà che, finalmente, verranno prima le cose da fare, susseguendosi in un flusso continuo di giornate, anzichè le giornate, da riempire con le cose per ammazzare il tempo o perlomeno per sentirsi normale. Non resterei a casa: troppo strana la casa con me e mio padre. C'è una sensazione di disagio nell'aria: suo, che cerca di essere più o meno gentile senza riuscirci; io, che cerco di essere più o meno gentile senza riuscirci. Conversazioni smozzicate, esclamazioni entusiaste che non ricevono risposta, dire di aver visto uno splendido film senza che l'altro ti chieda nemmeno "Cos'era?", non capirsi. Voler guardare un film dall'inizio alla fine, con le luci spente e una vaschetta di gelato, e invece fare zapping continuo dalla partita a due film senza rispondere alla voce che ti spiega chi sono i personaggi principali. Apparecchiare, sparecchiare, lavare il lavandino e portar giù la spazzatura, e invece andare al bagno e versarsi un goccio di rum. Non è che io non sia riconoscente a mio padre: se vado a studiare a Venezia, se faccio le vacanze, se ho la possibilità (non sfruttata) di andare a New York, se per la mia età ho visto una buona fetta di mondo, se l'altro ieri ho acquistato un delizioso montgomery, se non lavoro nè faccio chissà quale economia (ma dovrei e dovrò) è grazie a lui, che davvero vuole offrirci tutto ciò, e davvero gli interessa investire sul nostro futuro. Eppure, se mi guardo indietro l'unica cosa per cui riesco a ringraziarlo sono i soldi, i soldi, i soldi. Mai una volta che mi stia ad ascoltare, mai una volta che io avverta un minimo interesse da parte sua verso i miei discorsi o la mia persona.. So bene che non mi crede un granchè. Lui si sforza d'esser gentile ogni tanto, e io lo stesso, ma è tutto troppo finto, sforzato, per l'appunto. Ecco perchè non vedo l'ora di essere lì e non sentire più le lamentele di mia madre su mio padre e quelle di mio padre su mia madre, discorsi di soldi e compagnia bella. Ora mi trasferisco e sarò un'universitaria in piena regola, a Venezia per di più. Non posso credere di avere la fortuna di studiare in un posto così bello, non m'importa un fico secco dei locali o della vita notturna- è Venezia, diamine! Uscire a farsi un giro la sera e camminare lungo i canali, andare alla Biennale, andare a teatro, partecipare alle cinquemila conferenze (Jean-Luc Godard arrivo), correre da una sede all'altra, Venezia d'inverno, Venezia di sera e Venezia alle sette di mattina, come quando Woody fa jogging stalkando la Roberts più di quanto faccia io con un certo H.C., etc etc. Passa tutto in secondo piano quando mi rendo conto di dove sarò: ansie, paure, preoccupazioni, paranoie... Spero di essere, in qualche modo, una persona migliore. Un po' mi guardo indietro e temo per mia mamma che lascio "sola" (non è vero non lo sei), per i miei amici che abbraccerei tutti forte forte, per mia sorella a cui dovrei spedire una mail di chiarimento e scuse. Solo il tempo...